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Disturbo da Alimentazione Incontrollata,
Binge Eating Disorder (BED)

Disturbi Alimentari

Il termine significa letteralmente “abbuffata di cibo” e indica episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto sta mangiando.

Queste crisi iperfagiche compulsive sono accompagnate da un forte disagio psicologico e seguite da senso di colpa e vergogna, che spesso inducono a mangiare da soli o di nascosto. Quando gli episodi di binge eating sono ricorrenti (almeno 1 volta a settimana per un periodo di almeno 3 mesi consecutivi) si fa diagnosi di Disturbo da Alimentazione Incontrollata, conosciuto anche in Italia con l’acronimo anglosassone BED (Binge Eating Disorder). Il Disturbo da Alimentazione incontrollata si distingue dalla bulimia nervosa perché chi ne soffre non mette in atto sistematicamente comportamenti compensatori per controllare il peso, come vomito, abuso di lassativi, digiuno o eccessivo esercizio fisico.

È il disturbo del comportamento alimentare più frequente: si ritiene che il 3.5% delle donne e il 2% degli uomini adulti svilupperanno un Disturbo del Comportamento Alimentare nel corso della vita.

Nella popolazione obesa, composta da circa 670 milioni di persone secondo i dati dell’OMS del 2017, la frequenza di questo disturbo cresce in modo proporzionale alla gravità dell’obesità. Nel complesso si stima che soffra di Disturbo da Alimentazione Incontrollata circa il 20% delle persone obese che ricercano un trattamento per la perdita di peso. 
Il sintomo cardine e più eclatante è la crisi di binge eating, che sul piano psicologico si associa a:
  • bassa autostima;
  • abbassamento dell’umore;
  • immagine fortemente negativa del proprio corpo.
Inoltre il paziente che soffre di Disturbo da Alimentazione Incontrollata, come vedremo tra poco corre il rischio di sviluppare nel tempo anche le complicanze dell’obesità, tra le quali ricordiamo:
  • malattie cardiovascolari;
  • diabete;
  • apnee del sonno;
  • neoplasie maligne.

Il peso eccessivo (o ritenuto tale) e la sofferenza psicologica provocano difficoltà nei rapporti interpersonali e problematiche nelle relazioni sociali che possono spingere a un progressivo isolamento. Le implicazioni psicologiche, insieme alle complicanze mediche, determinano un significativo peggioramento della qualità di vita di chi ne soffre. 

Binge Eating Disorder: come guarire

Innanzitutto è necessario fare una corretta diagnosi. È importante che nella valutazione di ogni paziente obeso venga indagata con attenzione l’eventuale presenza di un Disturbo da Alimentazione Incontrollata, perché i pazienti non solo possono tendere a mascherarlo per disagio o senso di colpa, ma talvolta non sono nemmeno pienamente consapevoli della presenza di una condotta alimentare disfunzionale. Obiettivo primario del trattamento deve essere l’interruzione del binge eating, perché focalizzandosi esclusivamente sulla perdita di peso si rischia di innescare un circolo vizioso controproducente.
Infatti la dieta, soprattutto se rigida, aumenta la fame e tende a scatenare le abbuffate, in un’alternanza deleteria di calo ponderale e recupero del peso che nel tempo aggrava progressivamente la condizione di obesità. Questo è ancora più frequente nei pazienti con Disturbo da Alimentazione Incontrollata, che hanno maggiore difficoltà nell’aderire alle diete e maggiore facilità alle ricadute. Tutti i disturbi alimentari hanno a che vedere con problematiche multifattoriali.
È importante parlarne, coinvolgendo, quando possibile, l’intero nucleo famigliare. Il contatto terapeutico permette di aprire un dialogo e di poter monitorare le eventuali complicanze sia mediche che psicologiche.

Non sei ancora pronto a intraprendere un vero e proprio trattamento? Non ti preoccupare, sarai accompagnato con un “percorso motivazionale” volto a desiderare il cambiamento e la guarigione.

Essere ‘motivati’ al cambiamento vuol dire:
  • riconoscere di avere un disagio (consapevolezza)
  • sentire che la situazione crea una notevole quota di sofferenza
  • credere nella possibilità di cambiare (senso di efficacia)
  • essere disponibili a “mettersi in gioco”
  • avere la forza e il coraggio di chiedere un aiuto.

Cos'è la regolazione emotiva?

La regolazione emotiva consiste nel conoscere quello che stai provando e nel modulare la reazione al tuo stato emotivo o quando le tue emozioni non possono essere cambiate immediatamente, nell’accettarle e tollerarle. Spesso quando si percepiscono le emozioni in modo troppo intenso per modularle, tollerarle o comunque gestirle, cioè quando sei emotivamente regolato, invece di regolare le tue emozioni ti rivolgi alle abbuffate. Che le tue emozioni siano positive, come la felicità, l’eccitazione, il desiderio, negative come l’ira, lo sconforto la preoccupazione, o una loro combinazione, l’abbuffata è diventata un comportamento appreso che assume la funzione di ridurre il tuo disagio emotivo. La buona notizia è che un comportamento appreso può essere disimparato.
Accettare le proprie emozioni è un’abilità che vi aiuterà a tollerare le emozioni difficili da sperimentare e quindi vi darà opzioni diverse dalle abbuffate.
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Monica Sirotti Psicologa